TORNO BLOGGER

Dopo molte riflessioni ho deciso di riprendere a scrivere questo blog


Foto con la maglietta di Tempo di Vivere
Finito un ciclo ne inizia un altro...
Il 16 settembre 2015 mattina andavo via dall'ecovillaggio di Tempo di Vivere.
Tanta tristezza, amarezza, paura, senso di vuoto, senso di colpa, debolezza e fragilità nel cuore e nell'anima.
Ero tanto stanco dentro, ma un'energia era viva, era lì, in me, a dirmi che dovevo fare un'altra strada e, questa volta, portarla fino in fondo.

RIFLESSIONI DOPO IL MIO ULTIMO POST

Ho riletto spesso l'ultimo post scritto cinque giorni dopo quella scelta tanto forte e importante.
Oggi, rileggendo quelle righe mi rendo conto di quanto dolore, confusione e senso di colpa avessi dentro... in quel momento c'era solo un grande svilimento di me, mi davo un carico di responsabilità, riguardo l'accaduto, che oggi reputo eccessivo e ingeneroso.


Ma, se credo, che nel qui ed ora tutto è perfetto così com'è e che non c'è giusto e sbagliato, ciò implica che pensi lo stesso riguardo al mio passato e al mio vissuto futuro quando lo vivrò.
Nelle righe di quel mio scritto c'è anche tanta consapevolezza importante e, se le ho scritte, a prescindere da tutto, in quel momento mi serviva farlo.
Per quanto forti le mie parole in molti passaggi avevo evidentemente bisogno di vedere il mio passato con una certa gravità, affinché ciò che voglio cambiare arrivasse appieno alla mia consapevolezza.
Mi sono paragonato nella mia testa a una serial killer di un film, ma del resto cosa siamo spesso nella vita se non degli assassini seriali di noi stessi e poi degli altri?
Comportamenti interiori ed esteriori ripetitivi da cui abbiamo la sensazione di non poter fare a meno di perpetrare, è più forte di noi, diciamo spesso, quasi fosse una dipendenza ad atteggiamenti disfunzionali che ci portano a sabotare o ad autosabotarci.
Spesso, le parole feriscono più profondamente di un'arma e, spesso, ciò che ci infliggiamo è molto più doloroso di una tortura.
Ci autoflagelliamo e flagelliamo, in questo doloroso gioco infinito fatto di vittime e carnefici, tanto che a un certo punto perdiamo di vista chi sia la vittima e chi il carnefice.
Ma se a queste riflessioni riesco a togliere il giudizio, la colpa, e guardare solo i fatti e il perché ci spingiamo a certi comportamenti, vedo solo tanto dolore interiore, tanta sofferenza... e provo compassione... e incontro l'amore.
L'altro diventa me e io l'altro... le modalità sono spesso simili e diverse, ma hanno un che in comune.
Diventiamo lo specchio l'uno dell'altro e se vediamo questo, io credo, che comprendiamo tanto su noi esseri umani e sul tutto di cui siamo parte.

COSA STO IMPARANDO IN QUESTI MESI


Io sorridente con in braccio una gattina
Nuovo inizio...
In questi tre mesi abbondanti ho fatto molte riflessioni, cercando più possibile di stare in un senso di realtà... non sempre riuscendoci.
E' difficile raccontare il vissuto di questi mesi, tante cose ho ancora bisogno di metabolizzarle, di comprenderle.
Ho bisogno di trovare me stesso ancora in molti aspetti e di vivere questa vita fino in fondo, ovunque mi porti e ovunque deciderò di spingerla.
Penso che sia anche molto difficile che le persone che mi hanno letto, che mi hanno sentito parlare, che mi hanno vissuto in questi anni possano comprendere e capire le mie scelte.
Confesso che alcune risposte mi sono arrivate mano a mano, all'inizio non ci capivo nulla neanche io... e confesso che a volte mi confonde ciò che sento rispetto a ciò che ho scritto o detto fino a pochi mesi fa, la realtà nella mia testa è mutata in molte cose, anche se non nella profondità di certi concetti che reputo importanti, basilari e ai quali continuo a tendere, ma che sento il bisogno di esprimere nella mia modalità fuori da me... e un modo non l'ho ancora trovato del tutto, lo sto maturando, lo sto sperimentando ogni giorno, lentamente.

Nei due giorni in cui presi fermamente la decisione di lasciare l'ecovillaggio, era come se un istinto fortissimo urlasse in me e, nel momento in cui pensavo fosse meno sensato, razionalmente, ascoltare le sue parole, non solo le ascoltai, ma mi affidai ad esso.
Una frase mi rimbombava nella testa, una frase pescata a caso da delle frasi scritte su bigliettini poche settimane prima: "La tua missione è il sentiero che stai percorrendo. Non importa quanto buia sia la notte che ti circonda".
In quei momenti non sapevo se sarebbe stato un allontanamento momentaneo, la sensazione era comunque di bisogno di parecchio tempo, o se sarebbe stato un addio alla vita in quel progetto.
Non mi fidavo di me e della mia mente, ma alla fine ho scelto di seguire quell'istinto.
Ed eccomi qui.

Tante sono le consapevolezze un pò più assimilate in me in questo periodo, difficile trovare una cosa in particolare che ho ritenuto più utile di un'altra.
Sicuramente, se devo sceglierne qualcuna: la consapevolezza di essere in grado psicologicamente di superare certi momenti, è stata importante; le persone che mi sono state vicine, ognuna a suo modo e che mi hanno incoraggiato nella strada nuova che avevo iniziato a percorrere, sono state importantissime; il cominciare a rispettarmi, a volermi bene, a tirare fuori dell'orgoglio, ad accettarmi per le mie azioni, per i miei sentiti, per i miei pensieri e per le cose di me che mi piacciono meno e mi preoccupano, è stato straimportante; il cominciare a comprendere da solo le radici delle conseguenze ripetitive spesso disastrose e dolorose della mia vita, molto importante anche quello; comprendere l'importanza di pensare con la mia testa e di trovare da solo le risposte che cerco, è un'altra cosa importante.
Ma anche tanto altro è stato un insegnamento importante.
Quello che noto è come tante cose le conoscevo già, ne parlavo già e ci credevo già, ma è come se avessero dovuto superare una certa soglia di coscienza attraverso il dolore per entrare davvero in me, per essere assimilate, o perlomeno molto più chiare.
Ci vuole tempo, impegno e pazienza.

NESSUNO PUO' CAPIRTI E SAPERE COSA E' MEGLIO PER TE SE NON TU STESSO

Poco fa ho scritto che penso sia difficile che tante persone possano capire e comprendere le mie scelte.
Forse è impossibile più che difficile.
Parlare profondamente di ciò che si vive, scriverlo in Rete, condividerlo, vivere esperienze estreme rispetto al sistema di vita standard cui siamo abituati, ragionare profondamente su ciò che vivo, sono cose che danno un'idea di te agli altri.
A volte si è incongruenti o non stabili e quindi passato un momento non è che si rimanga sempre in quel'ottica, o in quella situazione, o in quella emozione.
Di sicuro la mia instabilità interiore non ha aiutato.
La mia difficoltà all'inizio era comprendere come avessi potuto scrivere e dire certe cose e poi aver scelto di abbandonare un progetto di vita in cui dicevo di credere e sapevo, nel profondo del mio cuore, di aver creduto ed essermici impegnato nel viverlo più e più volte.
Mi ero solo mentito? Da sempre?
Eppure mi sono impegnato a mio modo per essere arrivato là, mi sono impegnato in cose pratiche interne ed esterne a me, potevo certo fare di più, fare meglio, ma non è che non avessi fatto nulla nei due anni precedenti allo sbarco nel casale di Tempo di Vivere e nell'anno vissuto lì, non è che non avessi lottato in me per sciogliere certe paure, per crescere come individuo, per fare un salto del genere in pochi anni!
Insomma, questo mi metteva molto in dubbio su me stesso.
In quel momento mi sono giudicato pesantemente, mi sono sentito un falso, uno che non avesse vissuto sul serio nulla, uno che avesse preso in giro sè stesso e gli altri, un ragazzino viziato e stupido, uno che era meglio perdere che trovare.
Ecco, forse, mentre scrivo, mi viene in mente che un'altra cosa molto importante, che sta entrando profondamente in me in questi mesi, è la grande consapevolezza che non è importante cosa pensano gli altri, se di me io ho un concetto così basso... ma il problema è che io abbia un concetto così basso di me.
Accettare che non mi sono comportato correttamente, che ho deluso me stesso e gli altri, che ho tradito me stesso e gli altri, che non ho avuto la forza di affrontare certe responsabilità, che a volte ho usato le persone per soddisfare bisogni a cui non riuscivo a rispondere da solo, che probabilmente ho scelto troppo istintivamente una vita che doveva essere ponderata meglio, non vuol dire giustificarmi o massacrarmi, ma semplicemente prendere atto degli errori fatti che mi hanno portato a una situazione mia, e di coinvolgimento di altre persone cui voglio bene, che non volevo perpetrare, cui non volevo arrivare, che non mi è piaciuta e che quindi voglio impegnarmi per non ripeterla.
Ma se credo che tutto ci è maestro, che anche nel dolore c'è il lato utile, che non c'è una sola verità, che nel qui ed ora tutto è perfetto così com'è, che la vita è sperimentazione, che noi esseri umani siamo meravigliosi nella nostra imperfezione, che siamo unici e irripetibili e che siamo parte del tutto... allora anche io faccio parte di tutto questo... allora anche io ho dato qualcosa di buono e fatto qualcosa di buono... allora anche io ho contribuito alla crescita di un gruppo e di una realtà... e ho pensato di averlo fatto anche attraverso il gesto di andarmene... allora non è solo bianco o solo nero, non c'è una sola verità... allora non è né giusto né sbagliato... allora non giudico e non mi giudico... allora posso apprendere.

IL CAMBIO DI LUCE


Io sorridente in mezzo al verde
Il cuore è più leggero
E' stato in quel momento, nel momento di quella riflessione che è cambiato tanto in me.
Ho cominciato a riflettere su tante cose, a vedere più verità, a guardare più lati, a non mettermi più al centro e ad osservare nei ricordi episodi anche che non mi coinvolgevano personalmente.
Questo mi ha aiutato tanto nel non giudizio di me stesso e di conseguenza degli altri.
Ed è in quel momento che ho sentito in me che smettendo di giudicarmi male, ma osservando e basta, smettendo di pensare che fossi una persona spregevole che meritava solo l'isolamento da tutto e tutti, tirando fuori l'orgoglio e la voglia di amarmi, ho sentito che non mi importava più come altri avrebbero giudicato le mie scelte e se avessero pensato di me che mi stessi buttando via, che fossi falso, che fossi uno stronzo, un egoista, un vigliacco, che sbagliassi o che fossi un coglione.
Semplicemente perché ho cambiato io l'opinione di me e solo io posso sapere quale cammino sia meglio per me, anche se potrà portarmi a ripetere certi errori finché non imparo.
Credo che da questo nessuno di noi possa sfuggire finché campa e vuole campare su questo pianeta, in questa realtà questo è.

NON E' COMUNQUE FACILE ABITUARSI A UN CAMBIAMENTO DI PENSIERO

Le difficoltà che trovo dopo queste illuminazioni sono due: la stabilità nel mantenere dentro me quello stato di grazia e riflettere lo stesso ragionamento verso i comportamenti spiacevoli degli altri nei miei confronti.

Trovo sia una pratica continua fissare determinati concetti, è come se li apprendessi sempre un pò di più, ma non entrano in me profondamente in modo immediato, anche se in alcuni momenti la potenza con cui mi arrivano mi fa credere in un avvenuto cambiamento istantaneo... la sensazione è comunque di aggiungere un tassello.
L'altra cosa difficile è girarli sui comportamenti degli altri, se penso e credo sinceramente nelle riflessioni scritte poco fa devo crederlo e pensarlo anche riguardo i comportamenti spiacevoli degli altri nei miei confronti... e mi rendo conto di come cambierebbe il mondo delle relazioni se si riuscisse a ragionare così più spesso e più istintivamente.
Ma quando capita un atteggiamento fortemente spiacevole rivolto a me, fatico a vedere tutto quel che ho appena scritto... il dolore tende a farmi chiudere.
Forse bisognerebbe riuscire a chiedersi e quindi riuscire a chiedere con molta calma: come mai, nonostante tu sia consapevole che questo era un comportamento spiacevole, lo hai perpetrato comunque?
Per quanto a volte non sembri razionale, io penso che una risposta logica ci sia sempre... e che spesso abbia radici molto profonde in noi.
Difficilmente io credo ci sia cattiveria volontaria o violenza volontaria... forse quasi mai.


Nuova immagine titolo del blog
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CONCLUSA LA DOVEROSA PREMESSA VENGO AL PUNTO

Ci sarebbe da dire un milione di cose.
Sentivo doveroso, dopo il mio ultimo scritto, fare una certa premessa su riflessioni avvenute più a freddo.

Veniamo ora al motivo centrale di questo post, cioè far sapere a chi mi legge che ho intenzione di andare avanti con questo mio spazio web.

Le riflessioni fatte in questi mesi riguardo questa decisione si legano un pò a quanto scritto sin qui.
Il sentirsi rinfacciare un qualcosa che ho scritto, il sentirlo giudicare, il sentirsi giudicare, il sentirsi trattare in malo modo, sono cose che fanno parte del pacchetto... ma che non sempre ho accettato e mi sono sentito ferito da altri riguardo questi atteggiamenti.
Quando una persona pubblica qualcosa in internet sa che mette alla mercè di tutti i suoi contenuti... quindi, accettando quello che è un fatto, mi sono chiesto perché avrei dovuto proseguire, dato che ognuno ha il suo cammino da fare e io non voglio e non voglio la presunzione di insegnare qualcosa a qualcuno (anche se so di aver scritto e parlato con presunzione diverse volte).
Così ho guardato anche l'altro lato della medaglia... ho voluto analizzare ciò che mi dà scrivere in questo blog, ciò che può regalare e ciò che mi piace.

PERCHE' VOGLIO CONTINUARE A SCRIVERE IL BLOG

Il lato piacevole è che internet offre una condivisione importante.

Dato che questo blog nacque con l'intento di raccontare me stesso attraverso varie esperienze per entrare in contatto con altri e condividere con loro i miei pensieri, affinché potesse nascere un utile scambio e una utile interazione, direi che l'obbiettivo è stato raggiunto diverse volte.

Questo blog non è un diario, non esprimo attraverso lo scritto tutto ciò che vivo.
Scrivo quello che a volte mi sento di scrivere, racconto le esperienze che possono essere il sogno da sperimentare di tanti, o situazioni che possono aver vissuto in tanti e che quindi possano trovare nelle mie parole un pensiero che possa alleviare un dolore, un momento di sicurezza, una valvola di sfogo, un non sentirsi soli, un non sentirsi pazzi a pensare certe cose e magari la voglia di comunicare più direttamente con me e magari conoscersi di persona e creare una collaborazione su qualcosa o un semplice scambio di idee.

Ma più importante: scrivo perché mi piace e ne traggo emozione.

In questi anni diverse persone mi hanno seguito, alcune le ho conosciute dal vivo, altre le ho conosciute un pò di più chattando su Facebook, alcune hanno conosciuto Tempo di Vivere passando prima da qua e poi sono venute a trovarci al casale, alcune persone sono entrate in contatto o a conoscenza di altre realtà leggendole qui, altre mi hanno scritto in privato sfogandosi o ringraziandomi di raccontare ciò che vivevo perché per loro era bello leggermi e tutto questo è esattamente lo scopo che mi ero prefisso quando scrissi il primo post.

VADO AVANTI A SCRIVERE E HO GIA' IDEE PER I FUTURI POST

Per cui, nonostante come in tutto ci siano anche i lati spiacevoli, mi sono detto: perché smettere se ti dà piacere e se raggiungi lo scopo per cui lo fai?

I miei prossimi scritti vorrei concentrarli sui passi pratici che ho fatto e sto facendo in questo periodo e che mi sono stati molto di aiuto.
Attraverso il racconto della mia esperienza diretta di un periodo molto forte emotivamente vorrei raccontare come sto cercando di venirne a capo e questo potrebbe essere utile ad altri e magari essere di stimolo o magari a spronare qualcuno a commentare ciò che scriverò, dandomi così un'esperienza diversa che potrebbe essere utile a me.

Un abbraccio a tutti e... al prossimo post. :-)

              Scritto da Andrea Cusati sabato, 19 dicembre, 2015


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