CONGRUENZA = INTEGRITA' MORALE = AUTOSTIMA

Ogniqualvolta perpetriamo azioni che non sono congruenti coi valori in cui crediamo, consapevolmente o inconsapevolmente, miniamo la nostra integrità morale, di conseguenza miniamo la nostra autostima; non è un gesto d'amore nei nostri confronti, quindi non sarà un gesto d'amore nei confronti degli altri


Pinocchio
Pinocchio di Walt Disney
C'è stato un periodo da bambino/adolescente in cui mi comportavo da bugiardo di prim'ordine.
Sembrava di non poterne fare a meno, sparavo bugie come un mitra spara proiettili, a ripetizione.
Ogni pretesto era buono.
Crescendo sono tornato a dei ritmi più blandi di bugie, ma il mentire non mi ha mai abbandonato, o meglio, io non l'ho mai abbandonato del tutto.
Ho poi compreso con gli anni che tutti intorno a noi mentono, chi più chi meno, sin da quando siamo piccoli.
La bugia è un'altra di quelle cose che è culturale.


COS'E' LA BUGIA?

Sun Tzu, generale e filosofo cinese vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo, concluse: “se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”
Per quanto non trovo utile considerare qualcosa che non ci piace, ma che esiste, quindi parte anch'essa del tutto di cui facciamo parte, come un nemico, è interessante il senso di questa sua considerazione.

Quindi: cos'è la bugia?
Da vocabolario questa è la definizione della parola "bugia": cosa non vera, che viene detta ben sapendo di non dire la verità; quella che si dice per nascondere qualcosa di increscioso o di doloroso.
Direi che in poche parole è molto esaustivo.

A me è capitato di mentire per il timore di arrecare dolore a qualcuno.

A volte per me mentire è stato semplicemente un'omissione, ometto di dire una cosa che vorrei dire e me la tengo dentro, non la manifesto fuori da me.

Vignetta Cavezzali
Mentire a sé stessi

Il vocabolario è molto chiaro: se sei consapevole di mentire, è una bugia.
Il mio cammino di crescita personale mi porta sempre maggiori consapevolezze su me stesso e, conseguentemente, sugli altri.
Una delle cose che mi ha sorpreso di più è stata constatare con quanta velocità, frequenza e abitudine mentiamo.
Questo stupore mi ha fatto posare l'attenzione su questo argomento per scavare più a fondo.
Ho voluto scavare più in profondità perché un'altra delle grandi consapevolezze che ho acquisito è che nulla succede a caso, nulla va dato per scontato, per normale, altrimenti continuiamo a vivere da sonnambuli belli addormentati nel bosco e la coscienza, la consapevolezza, non può manifestarsi.
La consapevolezza è il primo necessario passo per crescere e cambiare ciò che non ci porta verso il benessere, è molto importante per vivere questa esperienza di vita terrestre al meglio.
L'unica sperimentazione che può portare consapevolezza profonda è quella attraverso noi stessi, finché stiamo a guardare e interrogarci sull'agito degli altri non possiamo arrivarci.
Qui prende un senso molto interessante e profondo la famosa frase di Buddha: "tu sei tuo maestro".

PERCHE' HO MENTITO?

Mi sono dunque interrogato molto, e continuo a farlo quando capita, sul perché ho mentito.

A volte ho mentito per abitudine.
E' così veloce l'abitudine a mentire, a nascondere, che non me ne accorgo.
Il sonnambulismo del bel addormentato nel bosco colpisce ancora.
Non a caso il proverbio recita: "l'abitudine è dura a morire".


Mentire
Mentire
A volte ho mentito consapevolmente.
Come già scritto lo faccio per evitare di ferire, quindi per proteggere, ma a volte anche perché faccio fatica a dire certe cose scomode al mio interlocutore.

A volte ho mentito a me stesso per nascondermi qualcosa che non riuscivo ad accettare di me e me la sono raccontata attraverso scuse e giustificazioni.

A volte ho mentito per sentirmi visto, per sentirmi visibile, per sentirmi importante.

Altre volte ho mentito perché si usa in questo sistema mentire, è un sistema culturale che si fonda sulle bugie. Pensiamo, ad esempio, a quanti genitori raccontano ai figli in tenera età la bugia di Babbo Natale, o ai politici che mentono come aprono bocca, o ai venditori che mentono pur di vendere.
Per spostarla su di noi, e scendere ancora più in profondità, pensiamo a come questi tre esempi che ho fatto ci fanno venir da dire: "vabbè, si sa, ma è normale, che sarà mai, lo sappiamo".

A volte ho mentito per disperazione, mi sono sentito disperato, senza vie d'uscita, non so come venirne a capo e utilizzo la menzogna per ottenere qualcosa.

A volte ho mentito senza rendermene conto, come se la mente non riconoscesse come bugia ciò che ho appena detto. 
Qui però il vocabolario è chiaro: se non ne sei consapevole non è da considerarsi bugia
Eckhart Tolle, filosofo, oratore e maestro spirituale tedesco,  sostiene che se non siamo consapevoli di un errore non siamo responsabili, poiché se non so di aver sbagliato continuo a sbagliare senza rendermi conto.
Questo, sia chiaro, bisogna stare attenti non diventi una scusa per noi, ma semplicemente rilevare, per logica, che se io, ad esempio, faccio il muratore e faccio un intonaco per case che ho costruito e dopo 10 anni l'intonaco si sgretola, non vivendo in quelle case, se nessuno mi informa di questo problema, io continuo per anni a fare l'intonaco allo stesso modo e ogni 10 anni da tutte le case l'intonaco si sgretolerà. In questo caso non sto mentendo o imbrogliando e non sono un incompetente, semplicemente sono ignorante, ignoro il fatto che l'intonaco ha questo problema, anche se il resto della casa è stato costruito al meglio e dura, senza manutenzioni, anche 100 anni. Se invece vengo a conoscenza del problema ma continuo a fare l'intonaco allo stesso modo, per convenienza o per orgoglio o per altri mille motivi, allora sono responsabile e cosciente e so che sto facendo un lavoro che fra 10 anni sarà da rifare e genererà problemi a chi mi sta pagando per le mie competenze affinché faccia un buon lavoro.

A volte ho mentito non con una bugia, ma, come scritto prima, omettendo, non dicendo una verità e lasciando che la persona intenda ciò che vuole o non dando modo di intendere nulla o inducendola a pensare quel che voglio pensi. 
Bugia, se così la si può chiamare, che ritengo molto subdola.

DA DOVE NASCE QUESTO BISOGNO DI MENTIRE?


Mascherare
Mascherare

Mi sono allora chiesto cosa accomuna tutte queste modalità di bugia.
La risposta che mi sono dato è: l'ego.
Un atteggiamento egoico.
Non lo faccio per l'altro in realtà, lo faccio per me.
Lo faccio per difendere e/o gonfiare il mio ego.
Quindi lo faccio per ottenere qualcosa per il mio ego.
Il famoso egoismo.
Quando mento non sono nel qui ed ora in modo cosciente e se sono cosciente decido comunque di immettere un'azione contraria ai miei valori morali di correttezza, di onestà, di sincerità, di etica, di amore, di rispetto, di fiducia, di lealtà e di amicizia.
Faccio uno scempio di questi valori.
Questo si ritorce immancabilmente contro di me per primo andando a minare la mia autostima, le fondamenta su cui si costruisce un essere umano adulto sano moralmente e responsabile di sé.
Ma la cosa più grave, per la mia esperienza personale, non è questa.
La cosa più grave è fare tutto questo nell'incoscienza più totale, senza rendermi conto di quanto male faccio a me stesso e spesso a chi mi sta intorno.

CONGRUENZA = INTEGRITA' MORALE = AUTOSTIMA

Tutto questo porta al titolo di questo post: non essendo congruente ai miei valori morali danneggio la mia integrità morale e la mia autostima.
Se tutto questo non lo rilevo mento profondamente anche a me stesso, poiché ho un'immagine di me che non corrisponde a verità, non è autentica, e mento agli altri dicendo che io mi comporto in un modo che gli altri non rilevano come vero e che, in fondo, anche io stesso non posso rilevare come vero.
Questo genererà infelicità, senso di colpa, insoddisfazione, perdita del senso che ho di me.
Chi sono io?
Senza che me ne renda conto l'ego governa pesantemente la mia vita, dandomi un'immagine di me che non corrisponde a verità, mentre lui si gonfia di apparenza.
Io penso e dico fiero di essere rispettoso, amorevole, corretto, onesto, eticamente equilibrato, un amico sincero, ma ciò che manifesto è spesso tutto il contrario.
Se non me ne rendo conto darò un calcio a moltissimi valori morali in cui dico di credere, non perché non ci creda davvero o non mi faccia stare realmente bene quando mi allineo ad essi, ma perché ne parlo e li vivo con ignoranza, ne parlo e li vivo da bel addormentato nel bosco affetto da sonnambulismo.
Seminare questo, costruire su queste fondamenta, è farsi dell'autolesionismo puro.
Costruisco il mio futuro su un presente di menzogne, scuse e giustificazioni che mi racconto.
A che futuro pensate andrò incontro?

MA ALLORA NON SI PUO' SBAGLIARE? BISOGNA ESSERE PERFETTI?


Vignetta Charlie Brown
Gli errori sono utili maestri
Quindi, Andrea, non possiamo sbagliare? Dobbiamo essere perfetti?

Assolutamente no alla prima domanda e assolutamente sì alla seconda domanda, ricordandoci che non DOBBIAMO fare niente, inteso come "dovere", ma VOGLIAMO far qualcosa se questo qualcosa ci porta verso il nostro benessere.
Teniamo anche presente che sbagliare non è il contrario di perfezione, al contrario di come ci hanno insegnato in questa cultura degradante e devastante, una parola non esclude l'altra.

Argomento meglio queste mie due risposte:

1- il problema non è sbagliare, poiché sbagliare serve a fare esperienza, a imparare.
Un bambino quando muove i primi passi pesta il sedere a terra moltissime volte, come chi impara le prime volte ad andare in bici, o sui pattini. Sbaglia e si fa anche male delle volte, ma a furia di riprovare e di mettere attenzione in ciò che sta facendo impara. Quindi l'obbiettivo non è non cadere, ma cadere sempre meno, farsi sempre meno male, finché non ci si regge in maniera sicura e forte sulle proprie gambe. L'obbiettivo, lo ripeto, non è non sbagliare: è essere coscienti delle azioni errate, ma anche delle azioni corrette.


Perfezione
Perfezione
2- Sì, dobbiamo puntare alla perfezione, poiché siamo già perfetti così come siamo, quindi considerate la vita terrestre come un imparare per tornare alle origini.
Qui è importante farsi un'idea chiara più possibile di cosa vuol dire "perfetto".
Il vocabolario qui ci dà tre significati:

1. compiuto in tutte le sue parti, completo; che non manca di alcuna qualità propria della sua natura.

2. che è senza difetti; ottimo, eccellente: una moglie perfetta; un lavoro perfetto; una perfetta conoscenza dell’inglese | usato ironicamente per rafforzare un concetto negativo: un perfetto imbecille | come interiezione esprime soddisfazione, consenso:perfetto!, ora tutto è a posto.

3. (mus.) nella notazione mensurale, si dice di elementi (modo ritmico, durata delle note, tempo, misura) divisibili in modo ternario (in relazione alla perfezione della divina Trinità), in contrapposizione a imperfetto.

Di queste tre definizioni la seconda la lascerei da parte perché a mio avviso è un'utopia: conoscete qualcosa su questo pianeta che non abbia neanche un difetto?
Se state pensando alla natura vi propongo la riflessione che ho fatto io a riguardo: se fosse perfetta, nel senso di non avere difetti, non avrebbe bisogno di evolversi, di migliorare, di autoregolarsi, non avrebbe bisogno di cataclismi naturali che uccidono un sacco di forme di vita, non avrebbe bisogno di forme di vita che si nutrono di altre forme di vita per sopravvivere, non avrebbe bisogno di un ecosistema che si autoregola.
Se state pensando a Dio, all'Universo, all'ego superiore o come lo volete chiamare, state pensando a qualcosa che è spirituale, quindi è presente, ma non risponde alle leggi fisiche del pianeta Terra.
E qui veniamo alla terza definizione: la divina Trinità.
Cioè le tre parti.
Le tre parti di cui siamo composti: corpo, spirito e cervello.
Corpo e cervello sono materiali e ci servono per vivere la condizione fisica del pianeta Terra, mentre lo spirito è energia e non risponde alle stesse leggi fisiche.
Le tre parti che ci compongono viaggiano su tre livelli completamente diversi: spirito (percezione), cervello (pensiero), corpo (azione).
In pratica cervello e corpo dovrebbero essere al servizio dello spirito per vivere una vita equilibrata, completa e serena.
Questo ci riporta a bomba alla prima definizione: completo in tutte le sue parti.
A questa perfezione ci è utile puntare secondo me.
L'obbiettivo è l'equilibrio.
Sempre, per tutto ciò che conosciamo di fisico su questo pianeta, dove c'è equilibrio c'è consapevolezza, c'è accettazione, c'è armonia, c'è pace, c'è amore, c'è presenza del momento.
Per arrivare a questo sbatteremo il sedere a terra mille e più volte, questo non è il problema, di nuovo.
Precisazione importante: non confondete questo discorso con un perfezionismo ossessivo, quel perfezionismo non è salubre.

IN CONCLUSIONE


Consapevolezza - Accettazione - Azione
Consapevolezza - accettazione - azione

Quindi, per concludere, cerchiamo di diventare sempre più consapevoli, la consapevolezza è il primo importante e necessario passo.
Il secondo importante e necessario passo è l'accettazione.
Qui è utile ripetersi e comprendere cosa vuol dire "accettazione".
Accettare non vuole dire che ci vada bene così, accettare va inteso come: accettare quel che è.
Sempre si può migliorare o peggiorare, ma nel momento che nel qui ed ora una situazione o un pensiero o uno stato d'animo avviene è avvenuto, tutto è perfetto così com'è nel momento che così è. Non ci son colpe, non c'è giusto o sbagliato, non c'è giudizio,  Una volta che qualcosa accade la cosa più utile che possiamo fare per noi stessi, per vivere al meglio e migliorare in futuro è accettare l'esperienza. L'accettazione bypassa il senso di colpa, se accetto non mi sento in colpa, non ho bisogno di dare colpe. Guardo l'esperienza come un osservatore esterno e accetto, mi accetto. Allora la sperimentazione sarà utile perché cosciente (consapevolezza) ed accettata (accettazione). Senza questi due passi, in questo ordine, non potremo evolvere in quella esperienza, poiché se non sono consapevole non posso analizzare e imparare e se non accetto ciò che è avvenuto sto rifiutando l'esperienza, quindi non riesco a guardarla e analizzarla con lucidità, rischio di mentirmi, di trovare scuse, di giustificarmi, perché il senso di colpa mi fa male e non voglio sapere cosa ho fatto, metto la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
Impariamo ad accettare il fatto che delle volte mentiamo a noi stessi e agli altri, accettiamo che delle volte non siamo congruenti con l'immagine più meravigliosa che abbiamo di noi (e anche con quella più degradante che abbiamo di noi, anche se questo sarà più piacevole :-) ), questo sarà il primo passo per migliorare e vivere la relazione con noi stessi, e con gli altri, in modo sempre più entusiasmante e arricchente, per costruirci un futuro di autenticità, armonia, congruenza, pace e amore.
Il che vuol dire che se uno dei valori in cui credo è l'amore, voglio vivere sempre più in me e manifestare fuori e dentro me stati d'animo e comportamenti che portano a vivere e manifestare l'amore, che siano in linea con esso e congruenti ad esso.
Voglio quindi compassione, pace, congruenza, armonia, gioia, onestà, correttezza, felicità, gratitudine, autenticità, rispetto, amicizia, lealtà, ammirazione, solidarietà, presenza.
Tutte le volte che entrerò nella rabbia distruttiva o nella paura bloccante, in sentimenti di vendetta, di gelosia, di invidia, tutte le volte che userò le persone, gli animali, le cose e le situazioni solo ai miei scopi, tutte le volte che mi lamenterò di chi ruba, di chi uccide, di chi raccomanda e viene raccomandato, di chi sporca, di chi inquina, di chi giudica, di chi mente e se oltre a lamentarmi (che già il lamento di per sé è una condizione egoica, il lamento gonfia l'ego), seppur in modo blando rispetto ad altre persone, io ruberò, ucciderò, raccomanderò o cercherò la raccomandazione, sporcherò il suolo pubblico e inquinerò l'ambiente, giudicherò e mentirò, che ne sia cosciente o meno, vivrò l'incongruenza, andrò contro me stesso, contro ciò che voglio, contro ciò che sono e questo mi porterà necessariamente all'infelicità.
  
Un abbraccio a tutti.
Buona strada e buon cammino.

                                        20/07/2017 - Andrea Cusati

5 commenti:

  1. Ciao Andrea,ti faccio i miei complimenti per questa bella analisi, che denota ascolto e conoscenza di te ed onestà nel condividere momenti del tuo passato di cui non vai cosi fiero.
    Leggere mi ha fatto pensare a quanto la bugia sia stata e sia ancora presente nella mia vita.A quanto abbia condizionato le mie azioni e quelle di chi mi stava e mi sta vicino. Anch'io ho mentito in nome di tutte quelle ragioni che hai elencato.
    Ho mentito,però,anche per paura.
    Da ragazza ho collezionato bugie che avevano la funzione di preservarmi da punizioni,anche pesanti,di mio padre.
    Da adulta mi è capitato di mentire nei confronti di persone che ritenevo di dover proteggere da verità dolorose (mia madre,le mie figlie, per esempio).
    Rifletto sull'altra faccia della medaglia....esiste anche una bugia buona?
    Parli di ego,in questo caso quale ruolo riveste? È un ego giusto?
    Ho qualche perplessità sul discorso dell'accettazione.
    Dici:consapevolezza e accettazione.
    Trovo ci siano tante persone che mentono sapendo di mentire e che si accettano pure, dicendo a sé stessi che va bene cosi,per tutti i motivi elencati....se queste persone non entrano in contatto con un disagio interiore come possono cosapevolizzare e poi accettare in quel modo profondo di cui tu parli? Può diventare una conferma di "assoluzione"?
    Grazie...un abbraccio Paola


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  2. Ciao Paola.
    Grazie dei complimenti. :-)
    Grazie anche per l'apertura nel condividere una parte di te qui in pubblico.

    Scrivi: "Anch'io ho mentito in nome di tutte quelle ragioni che hai elencato.
    Ho mentito,però,anche per paura."
    Come se nelle ragioni elencate da me, in cui ti ritrovi anche tu, non sia presente la paura.
    In realtà sotto c'è spesso la paura.
    Nell'annullamento di sé in generale, essendo un blocco, c'è paura, la paura blocca.
    Ad esempio ho elencato, nella mia personale esperienza, il mentire per disperazione, il mentire per nascondermi qualcosa di me che non volevo vedere, il mentire omettendo, il mentire perché nel sistema culturale in cui viviamo la bugia è all'ordine del giorno. Tutte queste cose hanno in sé una paura: la paura di cosa potrebbe accadere, la paura del nostro giudizio o di quello degli altri, la paura di perdere un lavoro, ad esempio, se pensiamo al sistema culturale in cui viviamo o, come dici tu, la paura di ripercussioni fisiche o psicologiche da parte degli adulti quando siamo piccoli e da parte di altri adulti quando siamo grandi. D'altra parte viviamo in un sistema fondato su una giustizia giudicante e punitiva. In una parola "autoritaria".

    Vengo alle tue domande.

    Esiste una bugia "buona"?
    Penso che uno dei danni maggiori che la nostra cultura fa è quello di affibbiare etichette ad ogni cosa.
    Come scritto nel post, non credo che sia un problema sbagliare, quindi non è un problema la bugia in sé. Dipende da dove nasce.
    Il punto non è COSA si fa, ma COME la si fa.
    Qual'è lo scopo profondo, l'obbiettivo.
    Nel libro "Conversazioni con Dio", che ti consiglio vivamente di leggere, se non lo hai letto, Walsch conversa con Dio, che gli dice: "io non giudico cosa è giusto e cosa è sbagliato, vi ho lasciato il libero arbitrio, siete voi essere umani ad etichettare tutto o giusto o sbagliato."
    La bugia, come tutto il resto, è un'esperienza.
    La mia risposta è dunque: Dipende, a volte forse sì, a volte forse no. Dipende. Non ho certezze a riguardo.

    Anche sull'ego usi etichette di giusto o sbagliato.
    Per quel che ne so e che credo io, l'ego non è cattivo in sé.
    L'ego ci ha aiutato a sopravvivere ed evolverci in ciò che siamo oggi.
    L'ego ci ha permesso di sopravvivere e ci ha preservato.
    Il bambino stesso, che è molto più in contatto col suo ego superiore rispetto a un adulto, che rispetto a un adulto vive maggiormente il qui ed ora e l'amore incondizionato, è fortemente condizionato dal suo ego. Il bambino è egoista. Ha bisogni che l'adulto DEVE soddisfare. Lui non è in grado di farlo.
    Crescendo sarebbe utile ci fosse una evoluzione consapevole che faccia maturare l'ego affinché si trasformi in quello che nella spiritualità viene definito ego superiore.
    Questo non avviene poiché la maggior parte degli adulti che dovrebbero guidare i bambini in questo processo evolutivo ragionano in funzione del proprio ego, non sono maturati in questo senso, sono rimasti a uno stato infantile di ego.
    L'obbiettivo è comprendere che adesso di quell'ego che ci ha preservato non ne abbiamo più bisogno, possiamo lasciarlo per passare a uno stadio evolutivo molto più utile e arricchente.
    Ma non è sbagliato o giusto in sé l'ego.

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    1. Riguardo alle tue perplessità finali posso dirti che anche i serial killer sono convinti di fare la cosa giusta e migliore per sé e gli altri eliminando una certa categoria di persone che trovano superflue o sbagliate.
      Nel serial killer possiamo vedere molto esasperate e presente la dinamica del giusto e dello sbagliato, che danni può arrivare a fare.
      Le persone che non entrano in contatto con un disagio interiore, come avviene per i serial killer, sono egosintoniche col problema.
      Vuol dire che sentono sintonia col loro ego e non rilevano come problematico il loro atteggiamento, ne sono schiavi.
      Questa non è accettazione è supponenza, arroganza, superiorità, delirio di onnipotenza.
      Non a caso, per stare nell'esmpio molto forte del seriel killer, spesso i serial killer si definiscono onnipotenti, si definiscono Dio, si sentono in potere di decretare chi debba vivere e chi morire e di passare all'azione per uccidere o risparmiare.
      Dato che tutto questo, come il tuo esempio di persone che mentono sapendo bene di farlo e stimandosi nel farlo, non c'entra nulla con l'amore, frequenza che risuona con il nostro spirito, genera un malessere. Malessere che però non viene rilevato consapevolmente, poiché si vive un piacere effimero e finto, come un tranello della mente che, in questo caso, appunto, mente.
      E' come per le persone che hanno quella malattia per cui il sistema nervoso non rileva il dolore. Il messaggio di dolore al cervello è interrotto, quindi da un lato è molto piacevole non sentire un male atroce quando ci si rompe un osso o ci sibrucia una mano toccando inavvertitamente una pentola bollente. Il problema è che il dolore serve a prendersi cura del problema, quindi a levare di scatto la mano dalla pentola bollente o ad andare in ospedale a farsi mettere a posto la frattura. Senza il dolore, quindi senza accorgersi di avere il problema in tempo, si rischia di fondersi la mano contro la pentola fino a perderla o di procurarsi una setticemia che può portare alla morte.

      Riguardo l'assoluzione di cui parli, non considerando giusto o sbagliato ma semplicemente esperienza, posso dirti che non c'è nessuna assoluzione da dare o ricevere.
      Bisognerebbe semplicemente imparare a guardare la realtà dei fatti e prendersi le proprie responsabilità.

      Spero di aver risposto in modo esauriente.

      Grazie a te dell'interessante scambio.
      Un abbraccio.

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  3. Grazie Andrea.
    La prima cosa che ho provato, rileggendo quel che ti avevo scritto, è stata una sensazione di stupore.
    Solo dopo aver pubblicato il post, mi sono resa conto di aver utilizzato quelle paroline che fanno cosi parte del nostro linguaggio quotidiano.
    Buono e giusto.....
    Ho visto quanto io sia fortemente condizionata da questa nostra cultura che affibbia giudizi e lascia poco spazio a quella libertà del sentire che porta alla consapevolezza e alla accettazione di sé....
    Ho visto anche quante resistenze io abbia nel voler cambiare, ancorata come sono all'abitudine.
    Ora ho so un po' di più. Un abbraccio

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    1. L'importante primo passo è la consapevolezza, quindi sei a buon punto. :-)
      Buona strada.
      Un abbraccio.

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